Etna Rosso Etna Doc | Palmento Costanzo
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Il Buono del Bello: Il Vino Da Degustare Davanti….

“Tra i rossi, preferisco i vini dell’Etna, di carattere, eleganti e profumati.”
La considerazione dell’Autore la trovo quanto mai calzante e senz’altro aderente all’atmosfera creata dalla mostra in questione.
L’essenziale, i dettagli, pochi elementi che sembrano sbucare dallo sfondo nero per affermarsi all’evidenza con grazia silente.
Ed è un po’ così che il Nerello Mascalese ed il Nerello Cappuccio, sulle scoscese balze dell’Etna, danno vita a vini sottili, sobri, definiti ed intagliati con finezza ed eleganza, agilità e gourmandise.
Sembra impossibile pensarlo in una delle terre più calde del mediterraneo, bruciate dal sole e investite dai caldi venti del mare, ma la scelta degli impianti viene fatta con estrema cura: innanzitutto l’altitudine, con vigneti che ormai si spingono tranquillamente a ridosso dei 1000 metri sul livello del mare, e anche oltre.
Quindi le esposizioni: si prediligono quelle a Nord, in modo che l’impatto dell’ombra possa rinfrescare per quanto possibile le uve; si evitano quelle a Sud, in cui l’eccesso di sole finirebbe per soffocare la ricerca dell’eleganza.
I vitigni poi si prestano particolarmente a questi discorsi, giocando naturalmente una partita sulla sottrazione e sul dinamismo piuttosto che sulla concentrazione e l’opulenza.
Innumerevoli sono le proposte fra cui orientarsi: io scelgo il Nero di Sei, di Palmento Costanzo, 80% Mascalese e 20% Cappuccio, con vigne a circa 750 m.s.l.m. ed esposizione Nord, in Contrada Santo Spirito a Passopisciaro; appena 28 ettolitri per ettaro di produzione (le denominazioni di qualità viaggiano sui 75/80).
Sono 24 i mesi di affinamento in tini tronco-conici di rovere, poi 12 mesi di bottiglia; quello che mi piace anche è la veste della bottiglia, in cui la sabbia dell’Etna viene finemente macinata ed applicata sull’etichetta a formare il profilo del vulcano, con una percezione tattile veramente molto particolare.
Un aspetto cromatico tendenzialmente scarico di colore, rubino screziato di granato, tipico dei vitigni, preannuncia un ventaglio aromatico delicato, non invasivo, in cui la traccia del vulcano marca in maniera decisa gli echi fruttati, officinali ed orientaleggianti che si susseguono incessantemente.
La bocca, magnetica e magmatica, possiede una salinità esuberante, un tannino tanto vigoroso quanto gentile, una trama alcolica soffusa ed innervante.
Un vino da potersi godere anche in una fresca sera d’estate, magari con un veloce passaggio in frigo, spiluccando qualcosa in veranda, affacciati sulla notte del mare.
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