Contessa dei Venti - Etna
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La “Contessa dei venti”: cosa accade sull’Etna? Parola a Massimiliano Argiolu

All’autentico miracolo della trasformazione del terreno lavico da parte dei tenaci agricoltori etnei che hanno plasmato questo terroir in fertili agrumeti, vigneti e coltivazioni di pistacchio, un’altra grande meraviglia dell’Etna è la cosiddetta “Contessa del Vento”(da una storpiatura del dialetto cuntisa, vale a dire contesa). In particolari condizioni di pressione, corrente, umidità e temperatura, i venti si contendono le nuvole, dando loro questa forma ellittica ben definita. E’ una suggestiva nuvola che, per la combinazione di fattori, si forma sul vulcano, attraverso la sovrapposizione di nubi lenticolati (alte molti chilometri). E’ una visione davvero spettacolare.

“L’Etna non è solo un vulcano, ma un agglomerato di vulcani”, spiegò l’insigne vulcanologo siciliano Mario Gemmellaro nel primo Ottocento. E, tra i più affascinanti e peculiari fenomeni atmosferici del massiccio etneo, rientra senza dubbio quella che solitamente si definisce “Contes(s)a dei Venti“.

Quando soffiano forti le miti e umide correnti occidentali, la cima dell’Etna ospita uno o più altocumuli lenticolari, riconoscibili per la loro forma a mandorla schiacciata (in latino il termine lenticolaris significa lenticchia) o a lente – racconta Massimiliano Argiolu, sommelier AIS Master Class ed esperto internazionale del settore vitivinicolo -. Questo ‘cappello’ è un effetto delle onde che si attivano quando un flusso d’aria umida alle medie quote atmosferiche interagisce ad elevata velocità con i rilievi secondo una direzione perpendicolare. L’impetuoso fiume d’aria in arrivo trova nelle vette più elevate una vera e propria barriera orografica e pertanto il suo moto viene perturbato“.

Sull’Etna, questo fenomeno si palesa soprattutto in autunno e in inverno, quando si intensificano le correnti atlantiche e, sopra i 1500-2000 metri, affluisce aria molto umida a sostenuta velocità dai quadranti occidentali (nord-ovest, ovest o sudovest). La dinamica delle “mountain waves” può persistere semi-stazionaria per diverse ore o addirittura per giorni sull’Etna. Ecco perché, prosegue Argiolu, “è troppo semplicistico dire che i vini dell’Etna sono solo vini vulcanici. Sono diversi e complessi i fattori che condizionano, in particolare, la viticoltura etnea: dai circuiti di brezza al “rovescio” (quelli marini verso Nord e quelli dei monti verso Sud), alla diversificazione dei terreni vulcanici (detriti, terrazzi oloceni, depositi fluviali terrazzati, tufi vulcanici, piroclastici, banchi lavici, argilla-arenacee peloritane, calcareo marnosi), passando per i rivoli d’acqua che scorrono dalla cima fino ai vigneti. Ecco allora che le aree dell’Etna Doc possono essere suddivise in tre macro-aree con tanti micro-ecosistemi al loro interno. E’ per questo insieme di fattori che il vulcano è capace di regalare prodotti variegati a seconda della “zona” di produzione”. 

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