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La vendemmia sull’Etna: storia e sorprese del vino che verrà.

Il momento della vendemmia sull’Etna, nell’aria della DOC, arriva a Settembre e aspetta che vada via Ottobre.
Quest’anno gioca quasi d’anticipo, per via del troppo caldo estivo. Inizia già ad avvertirsi nell’aria, nei gesti e nelle parole di tutti i giorni, che è in arrivo “qualcosa di diverso”. La routine lascia spazio alla trepidazione.

Ecco: è il preludio alla vendemmia.

Quando la preoccupazione si mischia alla felicità. Basta un attimo e il sole può tramutarsi anche in pioggia: per questo, si è sempre sul chi va la e gli sguardi dei vignerons sono rivolti sempre verso il cielo.
E “a Muntagna”. Sì, il vulcano è chiamato così dai siciliani.

Si narra che sia solo lei (l’Etna) a poter fermare le nubi cariche di pioggia, attirandole verso se. E’ una madre, imponente e immobile, che accudisce i suoi figli: i vigneti. Ultracentenari alberelli, prefillosera, piegati in “strane” forme contorte, di Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto, che si avvolgono al loro palo di castagno. Questo è un po’ il loro modo, forse, di rispondere al volere dell’uomo che ogni anno le “addomestica”, forgiandole a mo di sculture viventi.

 

Eppure, le viti esplodono nella loro bellezza proprio durante la vendemmia: è un’emozione vederle anche dopo la raccolta, quando hanno dato tutto di se stesse e si riversano sul terreno nero del vulcano, diventando un emozionante tappeto policromatico. E’ un ritratto che si dipinge da secoli, sulla terra, con tanta passione. I grappoli si lasciano andare nelle mani di chi li ha visti crescere e maturare nel corso dei mesi, poi vanno a riempire le ceste che gli uomini portano in spalla fino al raduno, sul ciglio del campo. Qui, vengono svuotate nelle cassette per essere condotte all’interno dell’antico palmento. Il lavoro è inframmezzato da canti, sorrisi e sospiri: meraviglia la generosità di questa terra e il desiderio dell’uomo di rimanervi fedele.

Alzando lo sguardo dal frutto, si percepisce come la tradizione e l’innovazione possano convivere, traducendo i gesti in poesia. Non si raccoglie solo uva, ma umanità, senso di appartenenza e di rispetto.

Sono questi i valori che si aggiungono al vino.
E restano, per un tempo infinito.

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