Valeria Agosta Costanzo
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Valeria Agosta Costanzo si racconta: così i vini dell’Etna mi hanno conquistato

Un rapporto quasi filiale quello che Valeria Agosta Costanzo, produttrice di Palmento Costanzo, ha con la vigna e con i vini dell’Etna che produce. L’aspetto più affascinante di questo mestiere? La riscoperta continua dell’Etna e delle sue caratteristiche, sempre diverse in ogni annata.
Sono stati 12 mesi ricchi di soddisfazioni per Valeria Agosta e i vini dell’Etna che produce con Palmento Costanzo. Tanti i premi e i riconoscimenti arrivati, ma soprattutto una risposta sempre più appassionata dai winelovers che esplorano il vulcano attraverso
le sue etichette.
Insieme al marito Mimmo Costanzo produce vino da quasi 10 anni ed oggi è una delle cantine più visitate dell’Etna per le degustazioni.

Come è nato Palmento Costanzo?

Io e Mimmo abbiamo sempre avuto la passione per il vino, ma una decina di anni fa abbiamo deciso di trasformarla in qualcosa di più. Siamo partiti con pochi ettari di vigneto in Contrada Santo Spirito, nella frazione di Passopisciaro e da lì è cominciata un’avventura che oggi mi tiene occupata a tempo pieno.

Che impatto ha avuto sulla tua vita cominciare a produrre vino sull’Etna?

Fare vino è un’ttività che ti assorbe in maniera totale, diventa una priorità in ogni giornata. In cantina o in vigneto c’è sempre qualcosa da fare: le attività in vigneto sono continue e vanno seguite con attenzione e con la capacità di intervenire solo quando è davvero necessario. Poi ci sono le attività legate alla cantina, seguire le fermentazioni, stare attenti alle temperature, eseguire i batonnage, pianificare e eseguire l’imbottigliamento…ogni attività ha bisogno di programmazione, cura e attenzione massima. Proprio come crescere dei figli: nulla deve essere trascurato perchè ogni dettaglio è importante.

Qual è la parte più bella del tuo lavoro?

Fare vino è un’esperienza unica e irripetibile; fare vini sull’Etna ancora di più, perchè è un territorio straordinario che sa raccontarsi in maniera continuamente diversa. Amo tutte le attività che richiedono un’immersione nella natura. Mi appassiona altrettanto la
relazione forte che il vino è capace di instaurare tra chi lo apprezza. In questi anni ho partecipato a tantissimi eventi del vino, conosciuto centinaia di persone, accolto in cantina tantissimi appassionati che vogliono conoscere i vini dell’Etna: queste attività
instaurano relazioni forte e ricche, che ti fanno sentire come un prolungamento dell’identità del territorio. Tutto questo ha contribuito al consolidamento del nome e del marchio; il vino per noi rimane il progetto fondamentale, corredato da tutto il resto.
Mettiamo ogni giorno tanta passione e siamo stati ricompensati con affetto e anche dei riconoscimenti importanti.
Non mi distraggo però mai dal progetto centrale, sono tutti i giorni in cantina, partecipo ancora quando posso personalmente a tutte le fiere e spesso visito personalmente i ristoranti che ci scelgono.

Quali sono state le scoperte più belle di fare vini dell’Etna?

Il profondo rispetto per la natura, per i suoi cicli, per la capacità che ha di intervenire in maniera delicata e determinante durante le stagioni. Abbiamo scelto di lavorare solo con lieviti indigeni e tutte le nostre vigne sono in regime biologico. La visita dei vigneti
sull’Etna e le degustazioni sono due dei momenti più belli di contatto con il nostro pubblico.
E poi il valore della diversità: ogni anno è diverso e non potrebbe essere altrimenti in un territorio, come quello dell’Etna, in cui la diversità si nota anche spostandosi di poche decine di metri più a nord o più a sud, più a est o più a ovest. La nostra scelta di intervenire meno possibile nel processo di vinificazione nasce dalla profonda cura che abbiamo del vigneto e dall’attenzione verso ogni segnale che la
natura ci invia. Lavorando in questo modo creiamo valore nella differenza: ogni annata dei nostri vini ha qualcosa di diverso da dirci.

Quali sono i progetti futuri della cantina?

Fare conoscere sempre di più i vini dell’Etna, il territorio straordinario in cui lavoriamo e le peculiarità della nostra cantina. Abbiamo fatto delle scelte importanti a corredo della vinificazione: le botti Ovum, ad esempio, che grazie ai moti convettivi riproducono un batonnage naturale, ma anche il restauro conservativo del Palmento originario, la tutela delle viti ad alberello, la valorizzazione del termolabirinto che esiste nella parte sottostante della nostra cantina.
Il nostro ultimo vino, il Contrada Santo Spirito, ci sta dando tante soddisfazioni. Siamo al lavoro per delle nuove etichette che usciranno in autunno: un altro bel progetto di cui vi racconteremo presto.